Anche i fornitori dei servizi di content delivery network possono essere destinatari di un'ingiunzione dinamica.

Il Tribunale di Milano, con ordinanza del 5 ottobre 2020, ha confermato il decreto cautelare emesso inaudita altera parte nei confronti di un internet service provider, a cui aveva ordinato la cessazione immediata della fornitura dei servizi di content delivery network a piattaforme online che mettevano a disposizione del pubblico illecitamente contenuti audiovisivi.

Un content delivery network è un sistema di computer e server interconnessi che collaborano per ottimizzare la trasmissione dei dati sulla rete internet: sono utilizzati principalmente per la messa a disposizione del pubblico di file e contenuti di grandi dimensioni, come avviene ad esempio nei servizi di streaming audio e video.

Nel caso in esame, il provider destinatario dell’inibitoria si era opposto al provvedimento del Tribunale di Milano eccependo che il servizio offerto si limitava al mero transito dei dati unitamente alla memorizzazione temporanea dei dati statistici che ne permettono l’ottimizzazione. Nel fornire il servizio di content delivery network, il provider non avrebbe quindi manipolato, modificato od operato direttamente sui contenuti dei siti dei suoi clienti e, di conseguenza, non avrebbe avuto la possibilità di intervenire sui server che ospitano i contenuti non autorizzati.

Il Giudice ha ritenuto tale eccezione infondata affermando che, pur ammettendo i limiti del servizio offerto come descritti dalla resistente, si configura comunque una condotta che contribuisce a consentire a terzi l’attività illecita oggetto del procedimento. La richiesta di inibitoria appare proporzionata e adatta allo scopo di bloccare la diffusione dei contenuti in quanto renderebbe irraggiungibili i siti web utilizzati per la messa a disposizione non autorizzata.

Oltre alla conferma dell’inibitoria, il Tribunale di Milano ha imposto al provider il divieto di fornire nuovamente i propri servizi ai medesimi soggetti e per le medesime piattaforme online.

(Tribunale di Milano, ordinanza del 5 ottobre 2020)