Diritto all’oblio: la deindicizzazione non è obbligatoria su tutte le versioni di un motore di ricerca.

Con la sentenza del 24 settembre 2019 relativa alla causa C-507/17, la Corte di Giustizia UE è tornata a decidere sul tema del diritto all’oblio e deindicizzazione di pagine web da parte dei motori di ricerca, dopo la precedente sentenza del 13 maggio 2014 relativa alla causa, “Google Spain”, C-131/12.

La Corte di Giustizia ha dichiarato che, allo stato attuale, non esiste un obbligo per i gestori dei motori di ricerca di effettuare una deindicizzazione su tutte le versioni del proprio motore, anche quando abbia accolto una richiesta presentata dall’interessato o a seguito dell’ingiunzione di un’autorità di controllo giudiziaria di uno Stato membro.

Al fine di assicurare un livello coerente ed elevato di protezione in tutta l’Unione europea, la Corte ritiene che, in linea di principio, la deindicizzazione in questione debba essere effettuata sulle versioni del motore di ricerca corrispondenti ai soli Stati membri.

Al tempo stesso sottolinea che il testo della norma, pur non imponendo un obbligo di deindicizzazione “globale”, neppure lo vieta: spetta all’autorità di controllo o giudiziaria di uno Stato membro valutare la necessità di una deindicizzazione su tutte le versioni di un motore di ricerca, qualora si ritenga preminente l’interesse alla protezione dei dati personali rispetto ad altri interessi concorrenti.

(Corte di Giustizia, sentenza del 24 settembre 2019 relativa alla causa C-507/17)