Gli Stati Membri non possono imporre la conservazione indiscriminata e generalizzata dei dati di traffico e di geolocalizzazione, anche ai fini della sicurezza nazionale.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza del 6 ottobre 2020 relativa alla causa C-623/17, ha ritenuto non conforme alla direttiva e-privacy una legislazione nazionale che imponga alle società di telecomunicazioni la conservazione generalizzata e indiscriminata dei dati di traffico e di geolocalizzazione e la loro trasmissione alle agenzie di sicurezza e di intelligence allo scopo di salvaguardare la sicurezza nazionale.

Nella sua decisione, la Corte ha stabilito in via preliminare che una simile legislazione rientra nell’ambito di applicazione della direttiva e-privacy.

Tale direttiva non ammette deroghe al principio di assicurare la riservatezza delle comunicazioni elettroniche ed enuncia il divieto di rendere regola generale la conservazione indiscriminata delle relative informazioni. La raccolta e la conservazione dei dati di traffico e di geolocalizzazione sono ammessi solo se conformi ai principi in materia di trattamento di dati personali, tra cui quelli di proporzionalità e minimizzazione, e a quelli previsti dalla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

Quest’ultima, in particolare, non ammette legislazioni nazionali che richiedono ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica la conservazione e la trasmissione dei dati relativi alle comunicazioni elettroniche come misura preventiva ai fini della salvaguardia della sicurezza nazionale.

Per contro, nel caso in cui uno Stato Membro stia fronteggiando serie minacce alla sicurezza nazionale che siano attuali o prevedibili, non è preclusa la possibilità di ordinare ai fornitori di servizi di comunicazione elettronica che tali dati vengano conservati in via generale e indiscriminata, purché per un periodo di tempo limitato allo stretto necessario. Tale ordine, ha specificato la Corte, dovrà comunque essere esaminato e convalidato da un organo giudiziario o da un’autorità garante che ne attesti la conformità alla disciplina europea in materia.

La Corte ha ritenuto infine ammissibile una legislazione nazionale che consenta la conservazione mirata dei dati di traffico e geolocalizzazione per un periodo di tempo limitato allo stretto necessario, la cui selezione sia effettuata sulla base di fattori oggettivi e non discriminatori, o che consenta la raccolta in tempo reale dei medesimi dati limitatamente a soggetti di cui si sospetta il coinvolgimento in attività terroristiche.

(Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza del 6 ottobre 2020, causa C-623/17)