Il concept store di un negozio è tutelabile come opera architettonica.

La Corte di Cassazione, con sentenza resa il 30 aprile 2020, n. 8433, ha riconosciuto la tutelabilità con il diritto d’autore del concept store di un negozio.

Nel caso di specie, la società produttrice di cosmetici Kiko lamentava l’imitazione pedissequa da parte della concorrente Wycon degli elementi identificativi dei propri punti vendita (quali le isole poste al centro del negozio, gli schermi tv incassati negli espositori inclinati, l’uso dei colori bianco, nero, rosa e viola) e la conseguente violazione dei diritti d’autore sul progetto architettonico complessivo, tutelabile come opera dell’ingegno di carattere creativo ex art. 2, n. 5, l.a.

Sia il Tribunale sia la Corte d’Appello di Milano avevano accolto le suddette richieste.

La ricorrente Wycon riteneva, invece, che la qualificazione del concept store come opera architettonica fosse erronea - data l’assenza di elementi strutturali fissi - e che la Corte d’appello avrebbe eventualmente potuto accordare la protezione prevista per l’industrial design dall’art. 2, n. 10, l.a., ai singoli complementi d’arredo ove fossero stati dotati – oltre che di carattere creativo – anche di valore artistico.

La Cassazione ha confermato che i disegni e le opere dell’architettura includono anche l’arredamento di interni, al quale deve essere accordata protezione nel caso in cui presenti una progettazione unitaria, basata su uno schema definito e visivamente apprezzabile, che riveli una chiara “chiave stilistica” di componenti organizzate e coordinate per rendere l’ambiente funzionale e armonico. Ai fini della tutela risulta, quindi, irrilevante l’inscindibile incorporazione degli elementi di arredo con l’immobile o il fatto che i singoli componenti siano comuni e già utilizzati nel settore dell’arredamento di interni. La creatività deve, infatti, essere riconosciuta in presenza di un risultato di combinazione originale di tali elementi, che non sia imposto dall’esigenza di risolvere un problema tecnico funzionale.

(Corte di Cassazione, sentenza del 30 aprile 2020, n. 8433)