Il Tribunale di Roma delinea i parametri per la rimozione delle recensioni online lesive della reputazione commerciale di un’impresa.

Il Tribunale di Roma, con ordinanza cautelare del 21 settembre 2020, ha accolto parzialmente la richiesta da parte di un’impresa di ordinare a Google la rimozione di diverse recensioni online lesive della sua reputazione commerciale.

Un’impresa sanitaria aveva chiesto al provider la rimozione dalla sua piattaforma “Google My Business”, finalizzata alla promozione delle attività commerciali, di numerose recensioni assertivamente false e dall’intento denigratorio, mirate a ingannare il potenziale consumatore, con conseguente pregiudizio per l’immagine e la reputazione della stessa. Google aveva accolto parzialmente la richiesta, rimuovendo alcune recensioni e mantenendone altre, giudicate come legittima espressione del diritto di critica.

Investito della controversia, il Tribunale di Roma ha ricordato in via preliminare che a fronte di una manifestazione della libertà di pensiero quale la pubblicazione di una recensione su una piattaforma a ciò destinata, il contrapposto diritto alla reputazione (nella specie commerciale) può ritenersi prevalente solo a seguito di un giudizio di bilanciamento di interessi. In particolare il diritto di critica contempla anche la possibilità di una legittima espressione di aperto dissenso o disfavore, che non deve trasformarsi in gratuita invettiva, nella rappresentazione di circostanze artatamente falsate, o nell’uso di toni o termini apertamente irriguardosi e lesivi della dignità, potendo in tali casi integrarsi ipotesi di diffamazione.

Ai fini del bilanciamento si deve comunque tener conto del complessivo contesto dialettico in cui si realizza la condotta e verificare se i toni utilizzati dall’agente, per quanto  aspri e forti, siano gravemente infamanti e gratuiti oppure risultino comunque pertinenti al tema in discussione. Questa verifica è necessaria perché colui che intraprende un’attività commerciale accetta implicitamente il rischio che la clientela non sia soddisfatta dei suoi servizi e che esprima giudizi poco lusinghieri sulla sua attività.

Tenuto conto di tali premesse, il Tribunale di Roma ha quindi operato un giudizio di bilanciamento su ciascuna delle recensioni segnalate dall’impresa ricorrente, ordinando la rimozione di una unica recensione contenente non semplici giudizi negativi, impressioni soggettive o sentimenti di disagio, ma fatti specifici di notevole gravità sul piano etico e giuridico. Le restanti recensioni sono invece state ritenute espressioni legittime del diritto di critica degli utenti della piattaforma.

(Tribunale di Roma, ordinanza cautelare del 21 settembre 2020)