La Corte di Giustizia si pronuncia sul rapporto tra inadempimento contrattuale e violazione dei diritti IP su un programma per elaboratore

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza del 18 dicembre 2019 nella causa C-666/18, ha stabilito che il titolare di diritti d’autore su un programma per elaboratore può avvalersi degli strumenti di tutela previsti dalla Direttiva 2004/48/CE (c.d. “Direttiva Enforcement”) in caso di modificazione non autorizzata del codice sorgente da parte del licenziatario, a prescindere dal fatto che la violazione venga ricondotta nell’ambito della responsabilità contrattuale o di quella extracontrattuale.

Nel giudizio di primo grado, il Tribunal de Grande Instance di Parigi aveva escluso la contraffazione da parte del licenziatario perché la modificazione del programma era espressamente vietata da una clausola del contratto di licenza e il diritto francese si basa sul principio del divieto di cumulo tra responsabilità contrattuale ed extracontrattuale.

La Corte, invece, ha stabilito che la violazione di una clausola di un contratto di licenza di software avente ad oggetto un diritto di proprietà intellettuale del titolare dei diritti d’autore sul programma rientra nella nozione di “violazione dei diritti di proprietà intellettuale” prevista dalla Direttiva Enforcement. Il titolare dei diritti può, quindi, avvalersi degli strumenti di tutela previsti dalla Direttiva, a prescindere dal regime di responsabilità applicabile in base al diritto nazionale.

(Corte di Giustizia, sentenza del 18 dicembre 2019, causa C-666/18)