La nozione di “indirizzo” previsto dalla Direttiva Enforcement, ai fini dell’identificazione delle persone che hanno violato un diritto di proprietà intellettuale, riguarda unicamente l’indirizzo postale.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con la sentenza del 9 luglio 2020 nella causa C-264/19, ha definito i limiti del diritto d’informazione previsto dalla Direttiva 48/2004/CE (c.d. Direttiva Enforcement) specificando che l’articolo 8, nella parte in cui prevede che sia fornito l’«indirizzo» delle persone che hanno violato un diritto di proprietà intellettuale, si riferisce unicamente all’indirizzo postale.

Nel 2013 e nel 2014 erano stati pubblicati sulla piattaforma di video Youtube due film senza il consenso della titolare dei diritti, che di conseguenza aveva intimato di fornirle le informazioni relative agli utenti che avevano proceduto al caricamento, in particolare i loro indirizzi di posta elettronica, i numeri di telefono e gli indirizzi IP.

Investita della controversia, la Corte di Giustizia ha rilevato che il termine «indirizzo» senza ulteriori specificazioni, così come indicato nella Direttiva Enforcement, riguarda unicamente l’indirizzo postale, ossia il luogo di domicilio o di residenza di una determinata persona, escludendo dalla definizione l’indirizzo di posta elettronica, il numero di telefono o l’indirizzo IP.

Di conseguenza, la Direttiva Enforcement non prevede un obbligo per le autorità giudiziarie di ordinare al gestore di una piattaforma di video di fornire dati diversi dall’indirizzo postale di un utente che abbia violato i diritti di proprietà intellettuale.

La Corte di Giustizia ha comunque precisato che gli Stati membri hanno la facoltà di adottare una legislazione nazionale che concede ai titolari di diritti di proprietà intellettuale il diritto di ricevere un’informazione più ampia, pur nel rispetto del principio di proporzionalità.

Sul punto, appare significativa la recente pronuncia della Corte Distrettuale de L’Aia del 30 aprile 2020 che ha accordato alla parte lesa da una violazione di diritti di proprietà intellettuale il diritto di ottenere da una piattaforma online i nomi, gli indirizzi postali e di posta elettronica dei soggetti coinvolti nella violazione. In applicazione del principio di proporzionalità, il tribunale olandese ha invece rigettato la richiesta delle informazioni non necessarie all’identificazione dei soggetti, quali i dati di pagamento e gli scambi di comunicazioni.

(Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sentenza del 9 luglio 2020, causa C-264/19)