La privacy del condomino non è violata dall’amministratore che indaga sul rispetto della normativa edilizia.

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 19327 del 17 settembre 2020, si è occupata di una questione riguardante il rapporto tra il diritto alla privacy del condomino e l’esercizio delle funzioni dell’amministratore di condominio previste dalla legge.

La vicenda riguarda l’asserita lesione della privacy del condomino ricorrente a fronte del comportamento tenuto dall’amministratore di condominio, che aveva acquisito presso il competente ente locale informazioni sulla regolarità della pratica di condono edilizio avviata dal condomino, in considerazione del "vincolo ferroviario" gravante sull'intero stabile condominiale. L’amministratore, successivamente, comunicava queste e altre informazioni (tra cui l’esposto presentato per le opere effettuate dal condomino, ritenute abusive) a tutti i condomini e i conduttori dello stabile, nonché a diverse Autorità pubbliche (Carabinieri, Vigili urbani ecc.).

Il ricorso del condomino non è stato accolto perché, secondo la Corte, le violazioni della normativa sulla protezione dei dati personali erano insussistenti. Le informazioni comunicate all’amministratore, infatti, non erano relative alla persona fisica del condomino, bensì a un immobile, alla sua regolarità edilizia e amministrativa e agli esiti di procedimenti amministrativi relativi a una pratica edilizia; l’acquisizione di tali informazioni era avvenuta nel rispetto dei principi sulla trasparenza dell'attività amministrativa nei settori non eccezionalmente qualificati come riservati. Ugualmente legittime sono state ritenute le comunicazioni delle informazioni anzidette svolte dall’amministratore in un secondo momento.

A giudizio della Suprema Corte, le informazioni circa la regolarità amministrativa di un immobile o di un intervento edilizio devono essere conoscibili, come previsto anche dal provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali del 19 aprile 2007, “Linee guida in materia di trattamento di dati personali per finalità di pubblicazione e diffusione di atti e documenti di enti locali”, espressamente richiamato.

L’amministratore, inoltre, è stato ritenuto pienamente legittimato a richiedere le informazioni descritte in quanto soggetto abilitato a tutelare la stabilità e la sicurezza dell'edificio condominiale e l'aspetto estetico dell'edificio, potenzialmente posti a repentaglio dall'esecuzione di opere all'interno delle proprietà esclusive o sulle parti comuni dell'edificio.

Per completezza, si segnala che il giudizio, per ragioni temporali, è stato risolto in applicazione della normativa privacy previgente, cioè del d.lgs. 196/2003 anteriore alle modifiche apportate dal d.lgs. 101/2018 di adeguamento al Regolamento (UE) 2016/679 (c.d. GDPR).

(Corte di Cassazione, ordinanza n. 19327 del 17 settembre 2020)