La riproduzione di un elaborato altrui in un parere redatto durante l’esame da avvocato costituisce plagio letterario.

Il Tribunale di Nocera Inferiore, con sentenza del 28 gennaio 2020, ha ritenuto un partecipante all’esame di abilitazione all’esercizio della professione di avvocato colpevole del reato di “plagio letterario” previsto dall’art. 1 della Legge n. 475 del 19 aprile 1925. La norma è volta a reprimere il comportamento di chi - durante un esame o un concorso richiesto per il conferimento di lauree, titoli scolastici o accademici, nonché per l’abilitazione all’esercizio di una professione – presenti come propria una dissertazione o una pubblicazione altrui.

Nel caso di specie, il candidato aveva consegnato un parere in materia penale che risultava in gran parte copiato da una nota pubblicata su un sito internet specializzato in approfondimenti giuridici.

L’evidenza del plagio derivava, ad avviso del Tribunale, dalla circostanza che l’imputato avesse riprodotto pedissequamente non solo l’intero testo della nota presente sul sito (pari al 50% del proprio elaborato), ma anche la punteggiatura, le parentesi e il relativo contenuto, dimostrando un approccio completamente acritico rispetto alla traccia da approfondire.

In passato, lo stesso Tribunale aveva invece assolto dal reato in oggetto un candidato che – sempre nel corso dell’esame da avvocato – aveva presentato un elaborato contenente parti scritte da altri autori, perché la complessiva esposizione costituiva il frutto di un autonomo sforzo espositivo e di una personale ricostruzione del tema proposto. 

(Tribunale di Nocera Inferiore, sentenza del 27 febbraio 2017)