L’AG dell’Unione Europea traccia la differenza tra framing e inline linking ai fini della rilevanza del diritto d’autore.

L’avvocato generale dell’Unione Europea ha delineato, nelle conclusioni rilasciate il 10 settembre 2020 nella causa C-392/19, la  distinzione tra framing e inline linking sottolineandone le differenze tecnologiche e funzionali che determinano una diversa rilevanza ai fini del diritto d’autore.

Il framing corrisponde all’incorporazione, in una pagina internet, di opere provenienti da altri siti in cui tali opere sono messe a disposizione del pubblico in modo liberamente accessibile con l’autorizzazione del titolare dei diritti d’autore. Con il framing, le opere risultano fruibili nella pagina internet consultata mediante link o tasti cliccabili. Secondo l’avvocato generale, una simile attività non richiede alcuna ulteriore autorizzazione del titolare dei diritti d’autore perché si considera prestata nei confronti di tutti gli utenti della rete internet al momento della messa a disposizione dell’opera sul sito originario.

L’inline linking è, invece, l’incorporazione delle opere provenienti da altri siti tramite collegamenti automatici, che consentono di visualizzare automaticamente le opere  non appena la pagina internet consultata viene aperta, senza alcuna azione supplementare da parte dell’utente. Una simile attività permette quindi di accedere all’opera come se fosse parte integrante della pagina consultata, in modo che l’utente non percepisca alcun legame con il sito originario su cui era stata caricata inizialmente.

Data questa differenza funzionale e tecnologica, l’inline linking richiederebbe l’autorizzazione del titolare dei diritti d’autore perché deve essere considerato come un atto di comunicazione a un pubblico che non era stato preso in considerazione dal titolare dei diritti al momento della messa a disposizione iniziale dell’opera.

La diversa qualificazione giuridica è rilevante anche in caso di atti che eludano le eventuali misure tecniche di protezione contro l’incorporazione: solo le misure tecnologiche di protezione contro l’inline linking godono della tutela prevista dalla direttiva InfoSoc, in quanto atto che richiede l’autorizzazione del titolare dei diritti.

(Avvocato generale dell’Unione Europea, conclusioni del 10 settembre 2020, causa C-392/19)