L’Avvocato Generale della Corte di Giustizia si pronuncia sullo stoccaggio di prodotti lesivi di un diritto di marchio.

È opinione dell’Avvocato Generale della Corte di Giustizia che non costituisca stoccaggio ai fini dell’offerta o immissione in commercio – ai sensi dell’art. 9, paragrafo 3, lettera b), del Regolamento UE n. 2017/1001 – l’attività svolta da un soggetto per conto di un venditore terzo, se solo quest’ultimo intende offrire o immettere in commercio i prodotti lesivi di un diritto di marchio, e a condizione che il soggetto non sia a conoscenza della violazione perpetrata dal terzo.

A identificare l’attività di stoccaggio sarebbero, quindi, due ordini di elementi: uno materiale, rappresentato dal possesso delle merci, e uno intenzionale, rappresentato dalla volontà di immetterle sul mercato.

Ad avviso dell’Avvocato Generale, effettua invece un’attività di stoccaggio ai sensi della citata norma il soggetto che partecipi attivamente alla distribuzione dei prodotti contraddistinti dal marchio.

La circostanza che il soggetto in possesso delle merci ignori la violazione dei diritti del titolare del marchio da parte del terzo venditore non lo esime, tuttavia, da responsabilità, se ci si poteva ragionevolmente attendere che si attivasse per rilevare tale violazione.

Nel caso di specie, una società licenziataria di un noto marchio di profumi riteneva che il suo diritto esclusivo fosse stato violato (in quanto non ancora esaurito) da Amazon, che aveva offerto ai venditori un servizio di deposito dei prodotti presso centri logistici di imprese facenti parte del suo stesso gruppo (programma “Logistica di Amazon”).

(Corte di Giustizia, Conclusioni dell’Avvocato Generale del 28 novembre 2019, Causa C-567/18)