Presunzione di autorizzazione allo sfruttamento delle opere audiovisive da parte di di un archivio nazionale

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea, con decisione del 14 novembre 2019 relativa alla causa C‑484/18, ha affermato la legittimità, in alcuni casi, dell’autorizzazione implicita allo sfruttamento commerciale di un’opera.

In particolare, non è in contrasto con la disciplina europea in tema di diritti connessi una norma nazionale che prevede una presunzione di autorizzazione da parte dell’artista interprete o esecutore di un’opera audiovisiva, affinché questa sia sfruttata, anche commercialmente, da parte di un ente pubblico designato alla conservazione e alla valorizzazione degli archivi delle società nazionali di diffusione radiotelevisiva.

I giudici europei hanno evidenziato come un artista interprete che partecipa di persona alla realizzazione di un’opera audiovisiva ai fini della sua diffusione radiotelevisiva è a conoscenza dell’utilizzo previsto della sua prestazione. Considerato che la disciplina europea non vieta che il consenso dell’artista interprete sia manifestato in modo implicito, è possibile ritenere che egli, per effetto di tale partecipazione e in assenza di prove contrarie, abbia autorizzato la fissazione della detta prestazione nonché l’utilizzo della stessa.

Una tale presunzione non può, in ogni caso, incidere sul diritto degli artisti interpreti di ottenere un’adeguata remunerazione per l’utilizzo delle fissazioni delle loro prestazioni artistiche.