Responsabilità dell’hosting provider: l’ordine di rimozione o blocco può estendersi a informazioni con contenuto identico o equivalente caricato successivamente.

La Corte di Giustizia, con la sentenza del 3 ottobre 2019 relativa alla causa C-18/18, è tornata a pronunciarsi sull’interpretazione della direttiva sul commercio elettronico, in relazione all’estensione dell’ordine di rimozione di contenuti illeciti nei confronti degli hosting provider.

In particolare, la Corte ha stabilito che l’articolo 15, paragrafo 1, della direttiva 2000/31/CE deve essere interpretato nel senso che il giudice di uno Stato membro può ordinare a un prestatore di servizi di hosting di rimuovere le informazioni da esso memorizzate e il cui contenuto sia identico a quello di un’informazione precedentemente dichiarata illecita, o di bloccarne l’accesso, qualunque sia l’autore della richiesta di memorizzazione di siffatte informazioni.

L’ingiunzione può inoltre avere ad oggetto le informazioni con contenuto equivalente a quello di un’informazione precedentemente dichiarata illecita, purché il contenuto sia sostanzialmente invariato rispetto a quello che ha dato luogo all’accertamento d’illeceità in base a elementi specificati nell’ingiunzione, e purché le differenze nella formulazione non siano tali da costringere il prestatore di servizi di hosting ad effettuare una valutazione autonoma di tale contenuto.

Inoltre, tale ingiunzione può consistere in un ordine di rimozione o di blocco dell’accesso a livello mondiale, pur nell’ambito del diritto internazionale pertinente.

(Corte di Giustizia, con la sentenza del 3 ottobre 2019 relativa alla causa C-18/18)